Come è diventato il bambino che fumava 40 sigarette al giorno?

Ardi Rizal ha appena 10 anni, ma è riuscito a sconfiggere due delle dipendenze più comuni e difficili da superare, cioè dal fumo e dal cibo. Ecco com'è oggi.

Come è diventato il bambino che fumava 40 sigarette al giorno?

Nel 2010 diventò virale su internet la storia di Ardi Rizal, un bambino di Sumatra divenuto noto in tutto il mondo in quanto a dispetto dell’età, soffriva già di una forte dipendenza dal fumo.

Il precoce fumatore infatti, non riusciva a resistere senza fumare meno di 40 sigarette al giorno. L’indignazione per tale fatto è stata talmente forte che lo stesso governo indonesiano è dovuto intervenire prendendo una posizione forte contro il fumo.

Ardi nel frattempo è cresciuto e, grazie a sua madre Diane e a diversi psicologi, è riuscito lentamente a uscire dal tunnel del tabagismo. Dapprima il cammino è stato molto difficile: le persone lo riconoscevano per strada e tendevano a offrirgli sigarette. Fortunatamente l’amicizia che ormai lo lega con gli psichiatri che lo aiutano, è stato un fattore determinante in questo senso e Ardi è ormai un ex fumatore.

Sfortunatamente, il ragazzo ha sostituito il fumo con il cibo. Quando ha smesso di fumare, il ragazzo indonesiano ha infatti cominciato a trangugiare cibo senza porsi dei limiti, sino a diventare pericolosamente sovrappeso.

Agli psicologi dunque, si sono sostituiti i nutrizionisti e per il giovane è cominciato un nuovo percorso per trovare una dieta equilibrata e, più genericamente, una vita senza vizi e dipendenze.

A quanto pare ci sta riuscendo: Ardi ha già perso parecchi chili e si sta rapidamente avvicinando al suo peso forma ma, cosa più importante, sta cercando di dire basta (questa volta si spera in maniera definitiva) a qualunque tipo di dipendenza.

Non solo tabagismo, alcol e problemi legati all’alimentazione: nel nostro paese è sempre più diffusa la dipendenza dal gioco d’azzardo che, complice la crisi, sta riducendo sul lastrico numerose famiglie italiane. La cosa più drammatica di tutto ciò è che lo stato alimenta questo triste giro d’affari, contribuendo così all’impoverimento dei propri cittadini.