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Influenza aviaria in Veneto. Un pericolo per l’uomo che però non ferma la caccia.

Torna alle porte del Veneto il virus dell’aviaria che ha colpito gli uccelli selvatici. Andrea Zanoni lancia l’appello sui social.
Influenza aviaria in Veneto. Un pericolo per l’uomo che però non ferma la caccia.

Come se tutto il circondario fatto da pandemie e sogni infranti non bastasse, nei giorni scorsi in Veneto, sono state trovate alcune razze di volatili positivi al virus dell’aviaria.

“In data 26 novembre, le autorità veterinarie italiane hanno confermato la positività al virus di influenza aviaria si alta potogenicità (HPAI) sottotipo H5 e H5N8, in alcuni volatili selvatici cacciati in valli da caccia/pesca nella regione Veneto”.

Torna l’aviaria in Veneto

La notizia si è diffusa in breve tempo grazie ad un post su Facebook di Andrea Zanoni , consigliere regionale del Veneto e Presidente della Lega Abolizione Caccia Veneto.

Il rapporto tra diffusione del virus e caccia è altamente stretto poiché ad essere infetti, sono proprio alcuni uccelli selvatici.


Come Zanoni ha informato, sono stati rilevati due sottotipi di virus, l’H5 e l’H5N8.

Per evitare focolai, ad inizio novembre era già stata diramata una circolare con divieto assoluto di utilizzare richiami vivi nella caccia.

Il 26 novembre invece, il Ministero della Salute, aveva stabilito il divieto di ripopolamento di fagiani, altresì istituito misure igieniche per gli allevamenti avicoli e, particolari anche per i cacciatori.

Che cosa bisogna fare dopo una battuta di caccia?

Dopo aver effettuato una battuta di caccia, bisogna sanificare l’abbigliamento e, è necessario oltre segnalare la presenza di uccelli morti o malati. Verranno poi consegnati all’Asl che valuterà, mediante analisi, la presenza o meno di tale virus.

Ciò che riportiamo adesso, è scritto nero su bianco sulla circolare del Ministero della Salute.

“Considerato l’alto rischio di veicolare virus potenzialmente pericoloso tornando da una battuta di caccia presso la propria abitazione, è di fondamentale importanza che sia adottata ogni misura di biosicurezza ( cambio vestiario, calzature e accurata igiene personale) al termine dell’attività venatoria; al fine di ridurre al massimo ogni rischio di trasmissione dell’infezione al pollame o a uccelli tenuti in cattività, eventualmente allevati in ambito domestico”.