Curiosità

“Ora non soffre più” il povero cucciolo è morto per difendere le sue pecore. La tenera storia

La storia del cane Angelo che per vegliare le sue pecore fino alla fine è morto
“Ora non soffre più” il povero cucciolo è morto per difendere le sue pecore. La tenera storia

La devozione e l’amore dei cani dovrebbe essere di insegnamento, tante sono le storie che lasciano scorrere anche più di una lacrima sul volto di chi ama questi esseri fatti d’amore puro, come quella che viene dalla Sardegna, colpita nei giorni scorsi da decine di incendi che oltre a distruggere aziende e alberi purtroppo hanno ucciso tantissimi animali.

Angelo di nome e di fatto

Ma lui si era salvato, il cane da pastore Angelo era riuscito a salire su un muretto, però non voleva abbandonare il lavoro per cui era nato, ed è rimasto a vegliare il suo gregge di pecore fino alla fine, lì a Tresnuraghes, nel Montiferru, la zona più colpita dagli incendi sull’isola.

Le gravi ustioni purtroppo non gli hanno lasciato scampo e i veterinari della clinica DueMari dove era stato trasportato in gravissimi condizioni hanno dato la triste notizia: “Non soffre più” hanno scritto infatti su Facebook, notizia che non giunge esattamente inaspettata viste le condizioni, e dopo che avevano già fatto sapere dal centro a Fanpage:

I grandi ustionati non migliorano. Perdono pezzi. Si tratta di vedere quanti pezzi perderà. Se supera una determinata percentuale sarà morto.


E invece il miracolo, tanto atteso e sperato da molti, non è avvenuto ed Angelo è volato sul ponte dell’arcobaleno, dando l’ennesima lezione a quelli che dovrebbero essere “umani” e che invece si dimostrano a volte i più crudeli aguzzini delle anime candide chiamate animali.

La catena è crudele e pericolosa

Una di queste crudeltà è la catena, e la LAV, la Lega anti vivisezione, lancia una richiesta “a tutti i Sindaci delle zone colpite dai roghi affinché emanino da subito un’Ordinanza di divieto di detenzione a catena. Il motivo è semplice: “Molti cani muoiono perché legati alla catena“.

Roberto Corona di LAV Cagliari avvisa:

L’uso della catena, oltre a impedire agli animali di mettersi in salvo nel caso di calamità e incendi, compromette in ogni caso la libertà di movimento degli animali con grave danno e pericolo per la loro salute anche psichica e per la loro vita, il cane è, infatti, un animale altamente sociale e si realizza pienamente solo quando è parte di un gruppo. Ma legato alla catena ne è escluso e costretto a una vita innaturale poiché non può esprimere la sua relazionalità e socievolezza.

e conclude:

 Purtroppo si tratta di un fenomeno ancora tollerato in molte zone d’Italia, di cui non è difficile comprendere la gravità: centinaia di animali costretti a una vita interrotta, prigioniera, sottoposti a stress e sofferenza, e a seri rischi di incolumità!