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Stangata per i contribuenti in arrivo dopo la riforma del catasto? Ecco cosa potrebbe accadere a breve

Sembra sempre più vicina la tanto paventata riforma del catasto che porterebbe ad aumenti spropositati dell'Imu
Stangata per i contribuenti in arrivo dopo la riforma del catasto? Ecco cosa potrebbe accadere a breve

La riforma del catasto spaventa tutti i contribuenti possessori di immobili, poiché potrebbe portare ad aumenti non indifferenti delle odiate tasse sulla casa, bene tanto caro agli italiani; ma vediamo nello specifico cosa potrebbe succedere.

Gli aumenti possibili

Secondo l’analisi del Corriere:

Un adeguamento dei valori del catasto a quelli di mercato porterebbe in media a Milano a un aumento dell’Imu, ad aliquote costanti, del 174 per cento, a Roma del 56 per cento, a Napoli del 108 per cento e a Torino del 46 per cento. Sono dati che si ottengono mettendo a confronto i valori medi a metro quadrato ricavati dalla banche dati catastali dell’Agenzia delle Entrate e quelli sui prezzi di vendita effettivi calcolati sempre dalle Entrate.

Non è tutto, infatti:

Molto più rilevante sarebbe l’aumento (addirittura il 299 per cento a Milano) se invece che l’Imu si considerasse l’imposta di registro che grava sull’acquisto della prima casa.


Un’ipotesi molto vicina dato che il Ministero dell’economia e delle finanze ne ha parlato in un documento nel quale si legge che l’obiettivo prossimo è:

il costante aggiornamento dell’anagrafe immobiliare integrata per associare a ogni immobile posizione geografica, caratteristiche geometriche, quotazioni di riferimento della zona e soggetti titolari di diritti e quote.

Gli strumenti

Gli strumenti in mano all’Agenzia delle Entrate per la valutazione sono due:

Il primo strumento, avviato lo scorso febbraio, è il Sit, una piattaforma che raccoglie tutti i dati (anche fotografici) disponibili sugli immobili. Il secondo è l’Omi, osservatorio del mercato immobiliare, aggiornato ogni sei mesi e che presenta le quotazioni immobiliari di tutti i comuni italiani suddivisi in microzone (più o meno) omogenee.

E come funzionano ce lo spiega sempre il Corriere con un esempio:

Milano è suddivisa oggi in 41 microzone ma per gli estimi si fa ancora riferimento alle vecchie zone censuarie, che sono solo tre. Il semicentro cittadino appartiene quasi tutto alla vecchia zona 2. Se un appartamento oggi classificato come A3 (abitazione economica) classe 3 passasse a seguito di revisione alla classe 5 vedrebbe aumentare di colpo il suo valore fiscale del 40 per cento circa; se fosse classificato come A2 classe 5 l’aumento sarebbe di quasi l’80 per cento. 

Una vera e propria stangata per un bene che dovrebbe essere considerato primario.